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Man'yōshū
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mwawMan'yōshūmwba (万葉集? - Raccolta di diecimila foglie) è la più antica collezione di mwbqpoesie di mwbgmwbwwaka in mwcagiapponese giunta fino a noi.
Fu compilata molto probabilmente intorno alla seconda metà dell'mwdwVIII secolo, durante il periodo mweaNara, è formato da 4496 componimenti (4172 mweqtanka, 262 mwegchōkamwew (長歌?) e 62 mwfasedōkamwfq (旋頭歌?)) scritti tra la seconda metà del mwfgV e la metà dell'VIII secolo, anche se per la maggior parte dei poemi la data di composizione si deve collocare tra la seconda metà del mwfwVII e la prima metà dell'VIII.
Le poesie possono essere classificate, per argomento, in tre grandi categorie: zōka (miscellanee) che trattano di cerimonie, viaggi, banchetti e leggende; sōmonka (poesie d'amore), dove si parla dell'amore tra uomo e donna, e, in alcune anche dei sentimenti del poeta per i figli, o per fratelli e sorelle; e banka (mwgwelegie).
I circa cinquecento autori (di cui settanta sono donne) appartengono a tutti i ceti sociali: membri della famiglia imperiale, contadini, soldati, artigiani e monaci. Gli autori più famosi del Man'yōshū sono: mwhqKakinomoto no Hitomaro, mwhgYamabe no Akahito, Yamanoue no Okura, Ōtomo no Tabito e mwiqŌtomo no Yakamochi. Tra le donne troviamo: la principessa Nukata, Ōtomo no Sakanoue no Iratsume, Kasa no Iratsume.
Contents
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Struttura dell'opera
I componimenti sono scritti in giapponese usando gli mwkaideogrammi cinesi presi per il loro valore fonetico, secondo il sistema di scrittura noto come mwkqman'yōgana. Molte delle più antiche poesie del Man'yōshū furono scritte da imperatori, principi e principesse imperiali. Tra queste alcune, per il metro (che si distacca dalla cadenza 5-7-5-7-7) e per il contenuto, sono simili alle antiche ballate.
Queste poesie erano l'espressione di una emotività tutta personale, stese secondo uno schema prefissato. Fra tutti i poeti del Man'yōshū forse solo Kakinomoto no Hitomaro fu in grado di gareggiare con la Principessa Nukata nella padronanza dell'uso delle vocali nel tanka. Nel Man'yōshū sono contenuti più di 450 tanka e 20 chōka dovuti a Kakinomoto no Hitomaro, che possono essere divisi in due categorie: i poemi "ufficiali" scritti nella sua funzione di poesia di corte, e quelli che sono l'intima espressione dei suoi sentimenti. Fa molto uso di mwmamakura kotoba (epiteti di convenzione, letteralmente "parole-cuscino") e di mwmqjo (versi introduttivi), ed è maestro negli tsuiku (distici), nei kurikaeshi (ritornelli) e nel comporre poesie lunghe. Con la ripetizione del metro 5-7,5-7...5-7-7 definì la forma della poesia lunga (chōka, la cui tradizione si può dire conclusa con il Man'yōshū) e con il suo ricco e variato vocabolario raggiunse una perfetta cadenza stilistica.
All'epoca del Man'yōshū, il mwnqbuddhismo non era ancora riuscito ad affermarsi tra la gente comune, ma a quanto pare non faceva sentire la sua presenza neppure nelle elegie composte dai membri dell'aristocrazia classe al potere. Non c'era un mwngBuddha ad attendere questi uomini dopo la morte, almeno a giudicare dai loro mwnwpoemi che esprimevano solo il semplice desiderio di vivere a lungo, una riluttanza a lasciare questo mondo e un lamento per la brevità della mwoavita.
In Giappone, alcuni giardini come quello di mwogAkatsuka, hanno un'area specificatamente dedicata alle piante medicinali menzionate nell'opera.
Esempi di poesie
(giapponese)
«
Akane sasu
murasaki no yuki
shime no yuki
no mori wa mizu ya
kimi ga sode furu
»
(italiano)
«Vaghi per la piana di robbia fiammeggiante, vaghi per il recinto imperiale: il guardiano ti può vedere mentre sventoli la tua lunga manica»
(Principessa Nukata, Man'yōshū, I, 20)
(giapponese)
«
Ise no umi no
iso mo todo ro ni
yo suru nami
kashikoki hito ni
ko hi wataru kamo
»
(italiano)
«Nel mare di Ise le onde s'infrangono sulla scogliera, così m'incute timore colui che amo»
(Kasa no Iratsume, Man'yōshū, IV, 600)
(giapponese)
«
Sa ka shimi to
mo no ifu yori wa
sake nomite
ei naki suru shima
saritarurashi
»
(italiano)
«Piuttosto che dire cose sagge, è meglio bere sake e spargere lacrime d'ebbrezza»
(Ōtomo no Tabito, Man'yōshū, III, 341)
(giapponese)
«
Uraura ni
tereru haruhi ni
hibari agari
kokoro ka nashi mo
hitori shi omo eba
»
(italiano)
«Nel tranquillo e sereno sole di primavera si leva alta l'allodola, sono triste e solitario»
(Ōtomo no Yakamochi, Man'yōshū, XIX, 4292)
Bibliografia
• a cura di Toshiro Chiba e Giacomo Prampolini: mwqwAntiche Liriche Giapponesi, Ediz. All'insegna del Pesce d'oro, Milano, 1959
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